Dao De Jing alla radice


Per un amante dell’Oriente, nulla di strano a immergersi nel Dao De Jing, uno dei classici, anzi il classico per eccellenza del Daoismo: e nulla di strano anche nel prendere l’abitudine a usare la trascrizione pinyin del cinese di nomi conosciutissimi come Tao e Taoismo.

Non ho alcuna pretesa di spiegare, mostrare, far avvicinare qualcuno al Dao De Jing attraverso queste poche righe: le biblioteche, cartacee e in Rete, sono zeppe di parole, testi, libri, enciclopedie che si propongono di comprendere l’incomprensibile Dao, dunque io non provo nemmeno.

Ho da qualche settimana invece con me un ottimo volume curato da Augusto Shantena Sabbadini ed edito da Feltrinelli, che riporta del Dao De Jing anche il testo originale, con delle indicazioni etimologiche sui caratteri del testo e un accurato apparato di commenti, traduzioni alternative, spiegazioni, note, riferimenti e confronti.

Certo, una delle possibili (e tutte corrette) traduzioni della prima frase del Dao De Jing suona “Si può parlare del Tao, ma non dell’Eterno Tao. Si possono nominare nomi, ma non l’Eterno Nome“—una espressione di chiusura per ogni traduttore occidentale quindi, per ogni tentativo di portare in lingue e sistemi concettuali altri le parole e i concetti di questo classico. Sembrerebbe così dunque, a fidarsi di Laozi, il leggendario autore del testo.

Ma traduttore=traditore anche in Occidente, e siccome una equipossibile traduzione di quella stessa frase è “La Via veramente Via, non è una Via Costante“, basta tenere sempre a mente che nessuna traduzione esaurisce le valenze del testo, né quelle superficiali né tanto meno quelle profonde.

Allora il mio tentativo è quello di avvicinare il Dao De Jing con intenti vichiani, heideggeriani, gadameriani, vale a dire ermeneutici nel senso primario di filologici, etimologici: sapendo bene che chi si affida ad una lingua che non conosce, la deve far sua per mezzo di spirito e di astrazione, un po’ come il tedesco di Rilke, che lo parlava per i suoi fini espressivi e non per “comunicare” in una lingua “comune”.

Nei post dunque cercherò una Via sempre mutevole per comprendere l’incomprensibile, conscio che ogni tentativo di fermare il soffio del Dao è fallace: ma noi siamo altrettanto destinati ad essere soffio e polmone, passo e strada, Via e movimento, stasi e subbuglio; quindi chissà che una parte del soffio stesso non aliti col suo silenzio mutevole fra quelle parole che verranno durante il trasporto, il cammino…

Capitolo 1 

Capitolo 2

Capitolo 3

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