Bocciatura reato: Davide bocciato e Golia condannato


La minaccia è sempre segno di impotenza, di insoddisfazione, in molti casi di paura. Non esce dalla griglia il caso del professor Marcello P. di Vicenza, insegnante nel Liceo “Paolo Lioy” di quella città, che ha minacciato una sua alunna di bocciatura e per questo sarà con ogni probabilità condannato dal tribunale competente per maltrattamenti (oltre che per altri capi di imputazione, che però sono collaterali al fatto in questione – chi volesse leggere ulteriori informazioni può farlo su LaRepubblica online, qui, sul Corriere della Sera, a questa pagina, e su LaStampa, qui).

È umano parteggiare per il più debole, da Ettore in poi – non è un caso che si guardi con attenzione al diritto di un alunno (in questo caso una ragazza) a vivere i propri momenti di studio e socialità nella scuola, nel miglior modo possibile. La sentenza della Corte di Cassazione ha dichiarato i termini della questione entro la “libertà morale” dell’alunno, non solo entro quelli di un rapporto scolastico, per quanto allargato e comprensivo ai legami interpersonali esso sia.

Davide, come nel racconto biblico, viene bocciato – Golia, l’insegnante, ha la sua condanna. Per il fatto che viviamo in una società dove – al di là del caso singolo di Vicenza, e delle storie personali e professionali dell’insegnante e dei genitori della ragazza – si è instaurato un clima da “ostensione dei diritti“, minacciosa e purulenta, senza tenere conto del fatto che a scuola, che è la società dei ragazzi, che è luogo di scambio con gli adulti, che è luogo di lavoro per gli uni e per gli altri e per entrambi luogo di formazione, si elidono i doveri sempre più spesso.

Minacciare la rivalsa “per diritto” da parte di alunni e genitori, significa ledere i diritti al buon lavoro non tanto per il singolo insegnante, quanto per l’intera classe, dunque per quell’intera societas che viene a formarsi e come tutte le altre si evolve nel tempo, muta fisionomia.

Si è detto che la minaccia della bocciatura stimoli impegno e adeguati comportamenti – lasciando intendere che il problema annoso del divario fra autorità ed autorevolezza sia rimasto tale.

Credo che semplicemente, la società della scuola sia divenuta specchio dello stadio, del comizio arrabbiato, del dibattito senza contraddittorio – sentiremo mai le “vere” parole del professor Marcello P., quelle che ha pronunciato, il tono di voce? Sentiremo mai la risposta dell’alunna?

La verità di un tribunale, in uno stato di diritto, è sacra – perchè sindacabile, perchè riformulabile anche a decenni di distanza. La verità “fattuale”, ammesso che ne esista una, non gode di questi vantaggi. La società del consumo dove chi cerca di formare ed educare altre persone deve non esser libero di discutere i suoi strumenti, giusti o sbagliati che siano, è una società sperequata, instabile, violenta, più delle minacce di bocciatura e della “libertà morale” calpestata.

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Il primo divorzio gay italiano


Il sito de LaRepubblica online riporta a questa pagina la notizia del primo divorzio gay italiano, quello degli sposi Alessio De Giorgi e Christian Panicucci, che si erano spostati nel 2004.

Sposi per lo stato francese, visto che avevano deciso di sposarsi all’Ambasciata di Francia a Roma, e che adesso hanno comunicato la decisione al Tribunale di Parigi.

Quanta pruderie serve allora all’italiano medio per capire che non se ne dovrebbe fare un caso nazionale, da investigare nelle ragioni, da sfruttare per dimostrare ex post che i Pacs, i Dico, tutte le forme possibili di convivenza più o meno regolarizzata dalle leggi, sono inutili? Qualcuno riuscirebbe a dimostrare che hanno avuto ragione i violenti e bestiali ragazzi che hanno picchiato qualche giorno fa dinanzi al Colosseo due omosessuali che si baciavano, con tutta la pruderie che c’è in giro…

Facciano quel che vogliono De Giorgi e Panicucci: avremmo avuto articoli e discussioni di questo tenore, se avessero deciso di divorziare dopo qualche anno di matrimonio Mario Rossi e Lucia Verdi?

Ma non si tratta tanto di stigmatizzare la scemenza che si cela dietro la discussione sul primo divorzio gay in Italia, con il seguito di ulteriori scemenze su coppie di fatto e Pacs – quanto è scema la discussione sul divorzio, se viene sfruttata per far penetrare l’idea di abolirlo, di cancellarlo? Quanto è pericolosa la deriva?