Nuovo stop al CERN: i magneti e il GST


Gli amanti dei film di spionaggio  e fantascienza avranno di che pensare alla notizia che il CERN dovrà fermare le sue attività per due mesi circa a causa di un guasto al sistema di raffreddamento di due magneti.

Si è trattato di un guasto tecnico, dicono gli ingegneri del CERN, che ha portato la temperatura di servizio del settore interessato ad alzarsi troppo rispetto ai -271° Celsius, 2° Kelvin (due gradi sopra lo Zero Assoluto) alla quale i magneti raffreddati ad elio dovrebbero lavorare – la notizia si legge su LaRepubblica online a questa pagina, e anche (fra le altre) a questa pagina del blog di ScientificAmerican, dove si scopre pure grazie ad un simpatico articolo quanto tempo impiegherebbe il LHC per scongelare una pizza (per i curiosi o per nuovi imprenditori nel settore, si tratta di circa 30 nanosecondi, dunque 30 miliardesimi di secondo – picosecondo più picosecondo meno, ovviamente…).

Il fatto è che proprio qualche giorno fa un team di informatici greci, il GST (ne ho parlato nel post precedente) era riuscito a violare le barriere informatiche del CERN, sostituendo la Home Page del sito dell’istituzione con una personale, ed evidenziando quindi dei problemi di sicurezza nella rete di computer di gestione dell’intero LHC.

Sono arrivate subito le smentite e le contromisure dal CERN, ma il fatto che si ipotizzasse già in quel momento che il Greek Security Team fosse in grado di arrivare ad accedere ai computer che monitorano e regolano il funzionamento dei magneti dell’anello (gli strumenti fondamentali per accelerare il fascio di ioni che circoleranno e collideranno dentro il circuito), adesso pare una curiosa e funesta coincidenza.

Al di là dei facili giochi e del montare della paura in quelli che temevano la creazione di buchi neri a Ginevra, causati dagli esperimenti del LHC, resta la sigla riformulata del GST, che adesso vale anche “Grande Stop Termico” – insomma c’è pane, anzi pizza, per i denti degli scrittori di racconti di spionaggio fantascientifico…

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Un buco al CERN


Chissà quanti hanno iniziato a tremare sulla sedia alla notizia che un gruppo di informatici greci, il Greek Security Team (GST), è riuscito a violare uno dei computer del CERN di Ginevra, segnalando “scherzosamente” agli addetti con la sostituzione di una home page personalizzata sul sito del Centro Europeo di Ricerca Nucleare che i loro computer avevano un buco

In questi giorni e nelle scorse settimane alcune voci si erano levate preoccupate di un possibile esito catastrofico dell’esperimento di fisica delle particelle che è iniziato da pochissimi giorni lungo l’anello dell’LHC (Large Hadron Collider, che tradotto sarebbe “Anello di collisione di Grandi Dimensioni per Adroni”, che sono le particelle pesanti dell’atomo, i protoni in primo luogo), addirittura la creazione di un buco nero…

A sentire quel che riporta l’articolo di LaRepubblica online a questa pagina, gli hacker greci sarebbero riusciti  quasi ad “impossessarsi” di uno dei magneti che controllano le traiettorie e le relative misurazioni sulle particelle che ruotano nell’anello; in questo articolo del Times online invece le capacità offensive del gruppo di informatici intrusi sarebbero in realtà più ridimensionate…

Niente buco nero dunque, e a quanto pare subito riparato il buco informatico – la fine risucchiante di Ginevra e del mondo attende il bosone di Higgs e le informazioni che ne verranno