Nuovo stop al CERN: i magneti e il GST


Gli amanti dei film di spionaggio  e fantascienza avranno di che pensare alla notizia che il CERN dovrà fermare le sue attività per due mesi circa a causa di un guasto al sistema di raffreddamento di due magneti.

Si è trattato di un guasto tecnico, dicono gli ingegneri del CERN, che ha portato la temperatura di servizio del settore interessato ad alzarsi troppo rispetto ai -271° Celsius, 2° Kelvin (due gradi sopra lo Zero Assoluto) alla quale i magneti raffreddati ad elio dovrebbero lavorare – la notizia si legge su LaRepubblica online a questa pagina, e anche (fra le altre) a questa pagina del blog di ScientificAmerican, dove si scopre pure grazie ad un simpatico articolo quanto tempo impiegherebbe il LHC per scongelare una pizza (per i curiosi o per nuovi imprenditori nel settore, si tratta di circa 30 nanosecondi, dunque 30 miliardesimi di secondo – picosecondo più picosecondo meno, ovviamente…).

Il fatto è che proprio qualche giorno fa un team di informatici greci, il GST (ne ho parlato nel post precedente) era riuscito a violare le barriere informatiche del CERN, sostituendo la Home Page del sito dell’istituzione con una personale, ed evidenziando quindi dei problemi di sicurezza nella rete di computer di gestione dell’intero LHC.

Sono arrivate subito le smentite e le contromisure dal CERN, ma il fatto che si ipotizzasse già in quel momento che il Greek Security Team fosse in grado di arrivare ad accedere ai computer che monitorano e regolano il funzionamento dei magneti dell’anello (gli strumenti fondamentali per accelerare il fascio di ioni che circoleranno e collideranno dentro il circuito), adesso pare una curiosa e funesta coincidenza.

Al di là dei facili giochi e del montare della paura in quelli che temevano la creazione di buchi neri a Ginevra, causati dagli esperimenti del LHC, resta la sigla riformulata del GST, che adesso vale anche “Grande Stop Termico” – insomma c’è pane, anzi pizza, per i denti degli scrittori di racconti di spionaggio fantascientifico…

Annunci

Il primo divorzio gay italiano


Il sito de LaRepubblica online riporta a questa pagina la notizia del primo divorzio gay italiano, quello degli sposi Alessio De Giorgi e Christian Panicucci, che si erano spostati nel 2004.

Sposi per lo stato francese, visto che avevano deciso di sposarsi all’Ambasciata di Francia a Roma, e che adesso hanno comunicato la decisione al Tribunale di Parigi.

Quanta pruderie serve allora all’italiano medio per capire che non se ne dovrebbe fare un caso nazionale, da investigare nelle ragioni, da sfruttare per dimostrare ex post che i Pacs, i Dico, tutte le forme possibili di convivenza più o meno regolarizzata dalle leggi, sono inutili? Qualcuno riuscirebbe a dimostrare che hanno avuto ragione i violenti e bestiali ragazzi che hanno picchiato qualche giorno fa dinanzi al Colosseo due omosessuali che si baciavano, con tutta la pruderie che c’è in giro…

Facciano quel che vogliono De Giorgi e Panicucci: avremmo avuto articoli e discussioni di questo tenore, se avessero deciso di divorziare dopo qualche anno di matrimonio Mario Rossi e Lucia Verdi?

Ma non si tratta tanto di stigmatizzare la scemenza che si cela dietro la discussione sul primo divorzio gay in Italia, con il seguito di ulteriori scemenze su coppie di fatto e Pacs – quanto è scema la discussione sul divorzio, se viene sfruttata per far penetrare l’idea di abolirlo, di cancellarlo? Quanto è pericolosa la deriva?

Non è sdegno


A non poter leggere le edizioni locali dei quotidiani nazionali, forse si fa l’abitudine: certe notizie non hanno luogo o tempo quanto uno lecitamente si potrebbe aspettare – lo sanno i giornalisti, ed è nell’ordine delle cose.

Allora se a La Spezia ieri sera una quattordicenne decide di spararsi al cuore nella sua stanza, ciò può rimanere fatto (cinicamente) locale, chissà con quanta eco più tardi (adesso sono le nove del mattino, dodici ore dopo il suicidio) su Internet e televisione e quotidiani. Un suicidio estivo, con un tocco di romanticismo per la pistolettata à la Werther o Jacopo Ortis, purtroppo – una storia da consumare vicino a Saakashvili, alle polemiche sull’esultanza di Bolt alle Olimpiadi e al petrolio (che parlicchia, in questi giorni, del resto; e non grida…).

Che poi in Germania o in Inghilterra i suicidi (e gli omicidi) di giovanissimi siano in costante e imperioso aumento, che il Giappone sia tornato stabilmente ai vertici mondiali delle morti volontarie, questo tace, o se vien messo sul tavolo della discussione, si fa fatica a trovare un discorso che non sia “Dobbiamo aiutare i giovani prendendoli per mano“, oppure “Dobbiamo rendere maturi i giovani“.

A me capita di trovare per lavoro giovani dai 14 ai 20/21, a scuola, che abbandonano, si chiudono nell’apatia, risolvono la giornata con la cannabis e divengono sempre più violenti, anche verso di sé. Non posso aiutarli: non li posso prendere per mano, né farli diventare indipendenti e maturi. Si tratta di una pia illusione. Mi trovo lì a cercare di mostrare cosa significhi pensare con lentezza, considerare, paragonare, ponderare, e a sentire le loro paure e le difficoltà – mi trovo con loro e Giacomo Leopardi, o Foscolo, o Petrarca o Montale. A volte si ride (per pienezza di vita): a volte lo sconvolgimento è totale, e arriva il rifiuto (per difesa).

Se arriva una pistolettata (per qualsiasi ragione o sragione essa sia dettata), non si tratta di indignarsi verso sé o verso il mondo: quell’isoletta che si sentiva troppo slegata rispetto all’arcipelago o al Continente, s’è mossa, forse troppo in fretta. La retorica di dopo è una scemenza.

La cravatta di Saakashvili


Cercando ulteriori notizie sulla situazione in Georgia, ne spunta una che dà il segno di quanto sia pretenzioso cercare “informazione” su Internet che non sia comunque legata a fatti frivoli, più spesso semplicemente banali, a volte turpi, se messi a confronto con la gravità del contesto in cui si trovano.

Allora venire a conoscenza del gesto di nervosismo del presidente georgiano Saakashvili (che durante una telefonata ha mordicchiato la propria cravatta, senza peraltro indulgere in particolari manifestazioni di violenza alla Conte Ugolino) da un filmato della BBC – che starà facendo il giro del mondo, ovviamente: a me è capitato sott’occhio su LaRepubblica.it – di certo renderà più sincere ed efficaci le nostre simpatie o antipatie per la Georgia, il Caucaso, le centinaia di migliaia di profughi…