Arrivare ai libri


Da noi in Italia il costo dei libri levita seguendo quello del petrolio, la soluzione più praticata per ristabilire parità di bilancio e distribuzione di ricchezza è quella che tanti governi (di destra, di sinistra, di centro) hanno attuato – tagliare le spese per l’istruzione e la ricerca – e poi capita di leggere un articolo come questo su LeMonde. Sei milioni di euro per il restauro di una preziosissima, bellissima (le immagini parlano chiaro) biblioteca all’interno di un complesso abbaziale di impianto barocco che si trova ad Admont, nella Stiria (Austria): 200000 – duecentomila – volumi, libri antichi, mostre di artisti contemporanei, e altro. Davvero molto altro.

Mi vergogno a pensare due cose: che sei milioni di euro (in fondo) potrebbero sempre essere spesi meglio e per fini più direttamente efficaci (leggi: umanitari); e in seconda battuta, mi vergogno del fatto che si sia arrivati al punto di dover sacrificare il sapere per la sacrosanta necessità di aiutare un uomo.

Non si tratta della banalità di spendere per il “meglio”, ma degli sprechi quotidiani e delle altre scimunitaggini a più lungo termine che scegliamo di privilegiare rispetto all’uomo (sempre e in primo luogo) e poi al sapere: la crassa compiaciutezza con cui spendiamo per ogni specchietto per le allodole che viene da dove soffia il vento, ci sommergerà.

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