Improvvisi per Polpastrello Ben Temperato—Alle spalle


Poi vengono le giornate tristi in cui le pietre sono pietre, i fiori sono fiori e ogni nuvola è una nuvola che scorre in cielo, anzi, sta ferma molte volte. Le giornate in cui gli occhi vedono la vera natura di ogni cosa, il lato buono ed il lato cattivo, e vorrebbero ingannarsi ma non possono: dolce inganno non è per tutti, non sempre, non ad ogni età. Ad ogni età dell’anno e dell’uomo, non solo ad ogni età del tempo — ma anche il tempo in fondo non ha più età ad una certa età, e tutto rimbalza da ognidove. Ognidove, strana parola familiare: che risuona come il nessundove che porta dentro sé il quiadesso quasi fosse un’eredità non conosciuta, non sfruttata soprattutto. Sopra tutto.

Vengono le giornate in cui la pietra triste dell’inciampo non serve invece a sollevare il piede e vedere altri orizzonti: le nuvole in quei giorni non sono più animali per giocare coi pensieri, e i fiori non sono miele e api e bacche e poi profumi. Sono giornate in cui tutto è chiaro, pure le lotte che aggrediscono i giardini con le morti cupe degli insetti, giorni in cui le botti sono di nuovo chiuse  e miti febbri sfocano gli spiriti e gli zuccheri, l’aria fissa va oltre il legno, nulla più ribolle e placa ogni cosa l’inverno col suo freddo. Ma nell’inverno non solo soltanto giorni così: non ha età l’inverno, scorre nell’occhio il tempo così terso.

Si passa nei giardini, lungo i muri, sugli schermi alle finestre, e tutto è vuoto, trasparente, non schiarisce alcun dubbio, nulla tange, nulla scorre. La vita a volte affaccia il capolino, nell’atto dell’accorgersi, e poi scivola altrimenti, forte d’un’altra forza che non prende, non dona, non regala. Giorni di gentilezza lieve, giorni in cui si chiedono abbracci, e non sono braccia nemiche, ma nessun braccio nessun sorriso nessuna smorfia che faccia presagire il più d’affetto — troppo lungo spiegare, troppo lieve il desìo, troppa intesa al silenzio che infatti arriva, accende l’occhio, lo fa d’un tratto vecchio, aspro, selvaggio, poi saputo, incolume da millenni, sacerdote di riti inani, trasvolante, incerto, catafratto all’amore, denso plumbeo raccolto secco, morto. L’occhio non vede altro che quel che già sa, ed è l’Aperto. Das Hoffene. L’occhio dell’angelo nuovo, che non vede nulla, e già. Iam. Già conosce il futuro da cui sfugge.

Amore mio, mio dolce amore: non vedendoti, so.

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