Improvvisi per Polpastrello Ben Temperato—Nostri silenzi


Noi che siamo abitati dal Tempo e nel tempo abitatori del Qualcosa, a volte comprendiamo meglio il respiro vitale di ogni cosa, a volte peggio: basta un lieve bruciore, il candore di un’attesa non consumata, la straordinarietà di un golfo osservato solo per un attimo, presto dimenticato e poi riapparso in sogno, in un déjà vu o in quel che crediamo essere tale. Che gran begli occhi hanno queste cose-donne quando le guardiamo, e come si mostrano infidi i loro sguardi quando scopriamo di chi si sono innamorate e hanno preso con sé: ogni occhio si camuffa, diremmo; e sono i nostri a brillare svolgendo cataratte e sipari di un teatro del desiderio che alberga in quei cuori di madri, spose, mogli, donne dimentiche, misconosciute — mistero senza fine bello, ma precisamente specchio, mistero di specchio nostro in loro in noi.

La lettura era asfissiante: uscì sul balcone, e c’era il sole, caldo, inatteso. Girano così taluni pomeriggi dal cielo basso ove s’aprono squarci non immediati, non subitamente celesti, ma d’altri toni di grigio, d’altri respiri. Le parole appena lette gli ritornavano sulle labbra interne del cuore: da quel silenzio chiamate che c’era ad ogni pensiero, dalla mancata risposta che attendeva e attendeva.

Specchio che non ci dice chi saremo e chi siamo: ci sprona a fare ciò che possiamo finché non siamo diventati ciò che siamo sempre stati. Specchio concavo in cui ricade ogni sguardo verso il ventre, l’accogliente ritrovo maternale, la sede del Triplice Fuoco e del Cinabro: sede di nuvole che portano messaggi e a cui si affidano i naviganti per sapere le profondità del mare scoprendole dal calore.

S’era nuovamente costretto a leggere, ma certe pagine infide chiedono piccoli bocconi. Tornava invece al balcone come ad una liberazione forzosa, quasi che volesse accendersi le membra al sole meridiano e sentisse lo scotto di una pelle ormai non pronta: l’invadeva il pensiero della vecchiaia, l’inutile pensiero che snerva l’animo immaturo e lo tedia mentre si prepara a lasciare la polpa residua della giovinezza umorosa. Dove altri godevano le brame, lui cavillava inquieto: era il suo modo di parlare alto e commosso a renderglisi maschera ben attagliata, comodo calzare per la via.

Il bacio del cielo e del mare aperto, la nuvola grigia poggiata sull’onda…

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