Stazioni d’Italia — Villa San Giovanni, 24 febbraio 2013


Appena entrati in Eurasia, alla stazione di Villa San Giovanni, il consueto avanti e indietro delle carrozze: tale è la solerte dimostrazione che si è entrati nel continente più grande, da Finisterre allo Stretto di Bering, da Capo Nord a Capo Matapan allo sbocco di Ceylon, e non considerando Suez e il suo spurio taglio, fino al Capo di Buona Speranza.

Chissà come fanno i movimenti delle carrozze da quelle parti; se hanno studiato, gli ingegneri ferroviari, delle farfalle o altri strumenti elicoidali, bretelle a curvatura variabile che possano accogliere come gli strumenti di Bézier di certi giochi riadattati dal fotoritocco miriadi di carrozze, treni e treni e passeggeri in attesa per le più svariate destinazioni con meccanismi a piani, sopra e sottoelevate, carrucole, gru, montacarichi…

Si parte dalla grigia Villa e già le nuvole coprono Punta Faro e la costa: le macerie anche in questo estremo dente spolpato sono quelle consuete, mentre le case hanno già diverso sentore, le tegole le palme i tetti sono altrimenti armati, per uomini e donne che potrebbero per via di sola terra, percorrere i tre quarti del Mondo.

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