Stazioni d’Italia—Fiumefreddo, 24 febbraio 2013


A Fiumefreddo, oggi, non ci si ferma: depositi abusivi di immondizia e una mandria scomposta di pecore e un bove, prima di arrivare. Un uomo su una collinetta di macerie di cemento fuma al vento, il suo cane è lontano, accovacciato metri più in là.

È il confine del territorio di Messina, che all’occhio abituato è più rustico e selvaggio quanto il catanese è lavorato e in certo modo sporco. Non annunciato, imprevisto al passeggero, s’apre d’un tratto l’Alcantara di ghiaccio fra lava ormai bronzea o d’argento: dopo la stazione, scorcita e malconcia, si passa in mezzo alle case e si immaginano vita e morte dettate ognuna dai treni, orari, odori, fumi, ritmi, serrati silenzi.

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