Improvvisi per Polpastrello Ben Temperato—Galgala


C’eravamo illusi (c’eravamo, quando in due pensavamo) ed eravamo convinti che passasse il bagliore in un attimo e potessimo poi subito riaprire gli occhi, e la sensazione del taglio netta e fitta fin sugli zigomi calasse. L’abbacinato perde conoscenza, dietro il velo rosso della pelle che arde: gli occhi suoi da tempo hanno perduto il lume. Che entra, o esce, infigge o patisce: luce del dentro o del fuori?

Noi non vedemmo più: tende avevamo, case mobili e labili, e le perdemmo; famiglie, speranze, tristezze, gioie di figli, e non trovammo più.

Eravamo fiochi ed inetti, e solo il chiedere ci avrebbe vinto, e salvato: ma non chiedemmo. Chi chiede crede, già nel suo desiderio sperimenta, già nella sua lontananza scopre e trova, rinviene luci, bagliori, fremiti, tintinnii, e con mani e con piedi sente la terra tornando complice, ad essa avvolto, indicibile: semplicecomplice, spiegato e ripiegato l’animo di modo che nelle sue volte possa difendersi dalla luce attraverso l’amore.

Non piega forse in un vello di complicità la Madre ognuno di noi?

Non ci difende forse dalla Luce, del dentro o del fuori?

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