Where is Our Culture Heading?


Maybe there is here a subtile overlap between the ‘canon’ idea (a sort of Harold Bloom’s discourse about Literary Education that implies a whole Cultural Education well grounded, but just passed out), and a more sociologic­al ‘reception­’ of common taste (so, a sort of Hans Robert Jauss’ discourse about the influence of Literature genres among readers, editorial market, and other media types).
Many previous comments remarked, as that of jhNY but also many others do, the role of ‘pleasure’ in reading, that is a valuable idea since Roland Barthes’ “The Pleasure of the Text”, published right in the middle of the Structural­ism clash: and therefore you are right to talk about ‘child pleasure’ like something that gatecrashe­s into adult taste—but this is not a problem due to Literature­.
I think this is the result of a simplier and ever growing ‘Image Civilizati­on’ in contempora­ry age—in media diffusion, and in reciprocal influence between Literature (in broader sense) and Image: by admitting this, you could easily explain the bold fascinatio­n of the ‘pictures’ of Homer rather than the more difficult one of Sophocles; or you could point better the wonder of many pages in “Dom Quijote” rather than the more sophistica­ted deeping of the ‘madeleine­’ scenes in “A la recerche du temps perdu”.
And this is a specifical ‘western’ topic, if you consider the preeminenc­e of ‘image-bas­ed’ Literary facts in African cultures, in East-Asian theater or in South- and East storytelli­ng.
Thanks for you bright and stimulatin­g article, mr. Warren!
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Dao De Jing alla radice—Capitolo 2


Riprende la traduzione etimologica del Dao De Jing, uno dei Classici del Daoismo più poetici e sconvolgenti: una traduzione letterale fino al midollo, instabile e fluente come solo può essere una resa filosofica di un’opera tanto diversa per noi occidentali. Trovate dunque questo nuovo fluido soffio di pensieri andando a questa pagina oppure cliccando sul Menu in alto: commentate, votate e lasciatevi prendere dalla luce del Dao!

Improvvisi per Polpastrello Ben Temperato—Via San Giovanni


Tu vai in salita, tu vai in salita—

e giorni ci sono in cui tutto ti pare una enorme discesa distesa e nulla è fatica, e giorni in cui hai bianche le mani sul palmo come un amore sbiadito un ricordo svanito mentre cercavi di tenerlo per te, un anello caduto per freddo e per mare scosso e dita rinsecchite e pelle tesa e magra attorno alle tue promesse, ai nodi un’ora fa saldati forti inchiavardati alla luce, per non lasciare mai ombra, mai dubbio mai altro che aurora e mezzogiorno

stagioni ribelli ci sono, che agli altri—l’enfer, oui l’enfer—danno cause diverse che a te: nessuno sta fermo, è una dura ed inutile prova che a rischio si tenta di perdere il senno.

Giorni vi sono in cui imbrogli le carte per non ricordarti con tutta la precisione dovuta, giorni in cui il corpo e i suoi mali t’aiutano lesti prontissimi accorti nascosti alla vista; giorni in cui mille domande a cui prima rispondi di te della vita d’amore si mutano in lame senza dolo, colpose ferite più che crudeli insulse; giorni in cui costa fatica imbastire menzogne e non è più grave aver perso memoria financo della tua voce lontana, della tua grana lontana di pelle che urge e si sfiamma per altri, e ti chiedono altre attenzioni di come tu sia, il tuo nome le sfere alte in cui ti muovi, età, professione, fattezze del corpo e capelli e durate nel tempo e primi incontri smagati ormai e perduti

Perché non abbiano Tevere ed Arno stessa fonte, ti chiedi.

Perché non si incontrino. Perché vicini nati non si incontrino poi.

Perché sciupasti il biglietto del treno, nel freddo notturno della stazione.

Fermi sulla salita, vennero a prenderti: non presto né tardi, perché il tempo che vivevamo vicini era di certo una bolla incartata di ultima festa, e tu avevi altri sogni nel cuore. Tu vivevi in salita e più volte ritratta a guardare la strada alle spalle da un cieco prendendo consigli un rincaro di peso avresti preso come fosse una spinta: e t’avrebbero fatta leggera per tua voglia altri morsi altre braci altre voglie millesimate sospinte affilate nel freddo fra brume al mattino e baci ultimi baci penultimi baci alzandoti presto dormendo con gioia castamente come di certo conviene a quel desiderio che mai è sicuro e vorrebbe trovare in un attimo il fiore reciso un giorno, per sbaglio, non tutto leggendo del mondo non tutto sapendo, del mondo.