Improvvisi per Polpastrello Ben Temperato—Senza far rumore


Chi cerca la luna nel pozzo. Un’affermazione.

Il cacciatore di perle vaga spesso lungo i perimetri frondosi di limo dei pozzi dismessi, quelli che sono cisterne antiche, ricettacoli di secchi d’alluminio caduti che non torneranno più in mano — io varie volte ne bevvi il sapore tagliente, e v’odorai come ubriaco l’odore di basilico quando, da vecchi, servivano alla terra e non più l’acqua, e ridevano scuri in cuore di vita effimera sempre pieni, sempre pesanti di foglie di radici di zolle di pietrisco, cigolando fra i ricordi il destino di svuotarsi e ricolmarsi, perduto mestiere dello scartato.

Scendendo sino alla terra, le fondamenta del pozzo lo fanno isola inutile, ventre mare chiuso fiume scosceso ricerca allucinata improvvisa illuminazione — devo uscire — ebbrezza d’asfissia. Il cercatore di perle non si libera del suo lavoro impervio: non sarà mai la meridiana di nessuno, sotto lo specchio dove altri si trovano — lungamente mi sedetti colà su la fontana pensoso di cessar dentro quell’acque la speme. Anche là dove il cacciatore è in patria, nella sua isola d’acqua e d’oscuro ove accompagna chi cerca la via, anche in quell’isola che trema e gli somiglia niente è più facile ormai.

Santa Cristina ogni diciott’anni al plenilunio fa trovare la verità nel pozzo: tutto in cerchio una spiaggia ove si fa compagnia l’augurio e dove poggiano i salvati le loro mani trepide, gli occhi in piena fiducia, buttando vecchi vestiti per scongiurare il passato e dirlo finito, concluso, senza pericoli ormai. Il cercatore dunque si copre d’altre più ancora vesti: e chi lo troverà nel buio coi suoi arnesi di cui adesso si ride e si dice Perché non li getta anche lui, non torna all’aria?

Ma le vizze collane che non brillano più altre mani le colsero, altre teste al’in giù: la luna nel pozzo vien facile spremerla senza veli sugli occhi, la perla ha bisogno che l’ostrica muoia e si butti, per uscire allo stupore.

Il cacciatore di perle non può emergere più: ci si dimentica, ed è giusto così, che nei pozzi della luna, limo e oscuro si fondono, gli spiriti s’aggrovigliano e si torcono — quando alcuno ne sguiscia e ne appare con la pelle pallidissima, si chiamano le forze primigenie del mondo a convito, scienza ed arte si lodano.

La mano assassina del cacciatore di perle nei pozzi, insanguinata di valve e d’umori, trafitta d’unghie e trattenuta, coccolata e richiesta, mozzata sul culmine — essa non ha memoria, viaggia da sola.

Chi vede la luna nel pozzo. Un’illusione.

Chi chiude sé stesso nel pozzo. Le perle non stanno nel chiuso.

 

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