Improvvisi per Polpastrello Ben Temperato–La farfalla di Novalis


ya-kage yuku/ hito no shirosa ya -/ natsu no tsuki

Candore d’uomo/ che va nell’ombra di casa – / luna d’estate

Come farebbe vedere quell’uomo la luna bassissima in quarto che appare e s’arrossa e scompare senza dar pena alle piante in queste ultime notti, sere e notti di estremo calore e vesti bianche in onore di Kobayashi e di Marco evangelista, quando si corre via nudi a sfuggire il bruciore? Sarebbe più roseo forse, più umano dell’anima fantasmatica che nell’ombra gettata della sua casa, nota, saputa, intesa in ogni suo palpito eppure sempre estranea a notte quando la luce scompare per l’attimo in più di sorpresa e di dubbio, farebbe di certo temere – inconsciamente spuntando dal noto all’ignoto dai rumori alla quiete dalla veglia al sonno di farfalla del sognatore Zhuang, impigliato in sé stesso.

Sarebbe più nero allora.

Più nero nell’ombra e bigie e smorte le vesti da sotto la luna scomparsa, arrossata e fosca e malaticcia d’umidità trattenuta senza pioggia, senza le tre gocce che Kobayashi stesso nei primi Novanta del Settecento, ad inizio carriera, illuminava come un dono – tre gocce, non più – del cielo notturno d’estate; dono di freschezza e profumo, sapere incollerito della notte bianca insonne avvolta di pavore e attesa di stanchezza, popolata di squittii volatili e mute fusa di gatti in amore.

L’uomo candido cerca l’amore – l’amore perduto nelle notti di caldo, scovato pervicacemente, titillato, stravolto, arreso all’assenza, immolato, perfetto e deciso, scaduto, stracco, ammattito.

Nel suo candore accandíto l’uomo che vaga nell’ombra di notte con l’afa d’estate cerca nel buio requie alla mente, che smuove il sonno e lo scaccia maligna, vuole l’ombra e lo scuro cerchio che annebbia l’amore e il ricordo, vuole una bevanda che scacci il calore da dentro, lo spinga alla pelle e lo sprema senza sudore, quasi Aisha madre dei credenti che lo diceva dell’ispirazione notturna di Muhammad, di bianche vesti coperto, innamorato nell’ombra, vagante poeta.

Ogni candido uomo che scrive nell’ombra con il suo corpo che vaga alla luna in estate dovrebbe riscrivere col corpo e col cuore un proprio evangelo, un canto alla notte – ecce Novalis.

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