Improvvisi per Polpastrello Ben Temperato – Peli bianchi


Porto il bimbo a fare la piscia.

La ritrovo anch’io, dimenticata da tempo, sottomessa. Non vi sono ancora più canzoni che aiutino il passaggio, e quelle invecchiate e ben presenti estranee fatte e quasi rimosse sono come un piccolo veleno per non passare la notte che in ogni caso deve passare. L’oleandro bruciato è la liberazione, il legno cannabinoide e incontrastato delle vie di fuga. Dove sei. Dove sei? Sono nel passaggio, rispondi con voce non tua – più allegra forse, più rugiadosa e vivace, eccoti già lontana.

Ho perso il turno, avevo preso il numerino, ma so’ stata fuori a fare la piscia al bambino…

Sullo specchio più bianche del solito le tempie dopo i giorni avventizi, giorni che ancora passano anch’essi troppo veloci troppo tenui troppo disinvolti come se l’abitudine li abitasse e a sera viene la sera viene un chiarore che si spenge il crepuscolo che si spinge e si intrufola dall’orizzonte molestamente: un chiarore che viene da dove non può venire, da dove non si può urlare dove non si può che tacere lì dove tacere è poco. I bisogni sono pochi sempre dinanzi alle vastità dei cieli, dove son altri bisogni. Mi hanno dimenticato: sarà tenue allora la traccia, cosa che si ravviva come su un soffio si illumina il fuoco che sta per cedere. Ecco il buono del passaggio: la dimenticanza.

Prego Signora, ma prenda l’Ottantasette perché so’ già scattati avanti, eh! Glielo dica…

E dire cosa?

Cosa si deve fermare che la piscia del bimbo non possa con più peli bianchi superare con una attesa solo rimandata? Se tutti ormai ci rendiamo conto di più impellenti necessità di chi non può tenersi, allora la vita vincerà sul tempo, la barbarie sulla civiltà, Tarzan sulle parole, e le parole son poche, troppe e poche insieme per dire le cose che sono già lì, che lasciano fra di noi sui nostri petti più candore forse più malinconia del perduto. Cosa cerchi tu. Cosa cerchi tu? Come sbarchi il lunario? Ragueneau, non pianger così forte. Cercate aiuto, andate. No, no, perché? E poi dove? Quando ritornereste potrei essere altrove. Che fai, ex pasticciere? Per chi spingi l’aratro? Hai un nuovo mestiere? Sì, Molière in teatro. Amici, son fallito. E tua moglie ti ha lasciato. Molière… E che lavoro ti è stato assegnato? Spengitor di candele. Oh, è l’ultimo scalino, domani smetto, basta. Ieri c’era Scapino e ho visto che vi han presa una vostra scena. Intiera! Sì, signore, il celebre "Diavolo e acquasantiera". Molière te l’ha rubata. Shh, shh. Glielo permetto. E il pezzo va, produce ancora qualche effetto? Oh, monsieur! Le risate, le risate…

Fossero quelle almeno a smuoverti più di sovente: ma neanche quelle attendi che vengan da me, già spente…

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