Improvvisi per Polpastrello Ben Temperato – A una Bella Sconosciuta


Una amica ha scritto "Non c’è peggior nostalgia che rimpiangere quel che non è mai successo".
Mi ricordo di fiori lasciati a perdere il loro profumo per giorni nel
vaso di vetro, il tingersi dei mobili di strie scure sotto le dita che
alzano polvere – mi ricorda un tempo convissuto insieme agli oggetti
come fossi per sempre perduto dentro il viluppo delle tende lo sguardo,
come prendesse luce dall’esterno e ne restasse invischiato – chi mette il piè su l’amorosa pania…
È l’amore che ti dà memoria, o il desiderio che la sposta in alto, come una cartella di raccomandazioni?
Sotto il peso di facilità perdute, di qualche tramonto e discorsi e
discorsi, sentire di quel che non è mai successo tutto il peso, non è
nostalgia né pena ma fortezza, temperanza meglio, sophrosyne – come amerei tutto questo…
Nella stanza delicata l’ombra reclina sulle vecchie pareti, Erich distoglie lo sguardo dagli scaffali – ha meditato sullo Zhuang-Zi
troppo a lungo per non sapere che potrebbe essere la farfalla che sogna
di esser Erich e lui sbattuto come un animale abietto e misterioso a
frullare le sue ali prima alla luce di una lampada poi contro le
finestre aperte per l’estate – condurrebbe a poesie Montale, rifarebbe
il viaggio della Testa di Morto di Gozzano, ma non ne avrebbe nulla.
Erich distoglie nuovamente lo sguardo – ascolta Chopin con l’indolenza
di chi si affligge: lo Studio n.7 dell’opera 25, quello in Do Diesis
minore, e pensa al Waltzer n.2 dell’opera 64, ascoltato tanti anni
prima da una sua donna del cuore. S’annebbia la mente per un attimo di
tentazione: quanto è diventato nello spirito vecchio ormai, quanto
dissolte e dissolute le sue tristezze.
Macina grani d’acqua come un’incessante preghiera la fontana che scorre
– s’accampano sguardi di donne dietro le finestre, ed Erich sa che ad
alzarsi non le prenderebbe affatto per mano, non le condurrebbe alle
labbra, non un respiro avrebbe da loro, una scorta di fiato per
l’eternità della morte.
Sarà pur eterna la morte?
Fosse più eterna la gioia, ne avrebbe di certo la gioia che chiede ai
suoi pensieri – la sente adesso come una non dimostrata certezza, ma
non l’aiutano le sue musiche, nemmeno le architetture di Eisenach e dei
suoi figli più illustri.
Una timida luce vorrebbe almeno, il sorriso di quella giovine donna che
trema e si chiede se forse la nostalgia sia un ricatto che il tempo
accanisce per non perdersi nella sua solitudine.
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