Improvvisi per Polpastrello Ben Temperato – Glaucopide, Mauropide


Se per Itaca volgi il tuo viaggio
Kavafis cominciava così la sua poesia, Itaca, e sotto la pioggia l’ascolto – nella memoria.
Il rombo delle macchine che sconvolgono il silenzio, dei convogli di carri, dei serragli orientali: il rombo della trottola lanciata per aria prima di atterrare, assieme al bus che sale e scende vuoto, coperto di pioggia.
Glaux la chiamavano i Greci, "La Lucente", "La Brillante" – col colore degli occhi che è glauco appunto. La civetta è il simbolo della filosofia, del pensiero che illumina l’oscurità e la vince e la fende e la squarcia con il brillio dei suoi occhi nella notte – la civetta è glaux, la civetta è Atena-Minerva.
Un sorriso accomuna la civetta alla pace – due pensieri, due gioie e due tormenti di desiderio, due spasimi, due inquietudini, due figure di una solitudine invecchiata.
Chi cerchi glaucopide scopre Atena – chi cerchi mauropide, non trova nulla. Nulla per gli occhi neri (mauros dei Greci), a parte le canzoni russe e le poesie.
Chissà cosa avrebbe portato quella promessa di Kavafis ad un vecchio prima del tempo, quali amori, quali felicità?
Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fai voti che ti sia lunga la via,
e colma di avventure e conoscenze…
Le due donne in boccio stanno lì sorridenti, lontane, irragiungibili -in fondo intangibili, poichè lo spazio è un’invenzione della velocità, e questa non è nulla se non nel tempo; ed il tempo è memoria – esse est memini.

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