L'evoluzione dei professori del Sud


Nell’estate che volge al termine, anzi si prepara già a fuocherelli di settembre su tante questioni, qualcuno ribadisce una sorta di visione “creazionista” dell’Italia – insomma, perchè tutti questi insegnanti del Sud vanno a cercare pascolo e refrigerio al Nord? Perchè non mantenere le comunità, le popolazioni “pure”: Sud a Sud, Nord a Nord?

Il corso di aggiornamento paventato dal Ministro Gelmini, in fondo, dovrebbe pur contenere un modulo, un approfondimento, un corsicino sulla pronuncia corretta, no? Dovremmo prendere il fiorentino, però: non si transige – se ci modellassimo sul milanese o sul vicentino o sul bolognese, faremmo un torto a Padre Dante. Ma è il padre di tutti? Meno male che Graziadio Isaia Ascoli aveva visto bene anche a dispetto della nobile posizione manzoniana, e pretendeva una visione scientifica della situazione linguistica italiana. Ma è solo la lingua, il problema?

A leggere questo articolo molto coinvolgente sul New York Times, nuovamente si scopre la difficoltà degli Stati Uniti nei confronti dell’insegnamento della teoria evoluzionistica di Charles Darwin nelle scuole – noi dibatteremmo, come abbiamo fatto talvolta, su questioni di storia e di revisionismo (se non fosse che la storia ha un diverso statuto scientifico – non meno forte, solo differente – rispetto alla biologia), ma siamo da quelle parti.

Allora si scoprono il Kansas e la Louisiana con i livelli più bassi nelle graduatorie dei risultati scolastici federali – mica solo la Sicilia o la Campania – e tutte le idiosincrasie di una scuola e di un mondo dominato dalla scienza e dalla fede letteralista delle chiese cristiane. Non c’è lo zampino del Papa, ovviamente.

Nulla contro la religione, da parte mia: sono un uomo del Sud, mi occupo di Letteratura, Storia ed Arte a scuola, ho una formazione scientifica, e credo kantianamente che abbia ragione il professor Campbell (il protagonista dell’articolo, insegnante di biologia nelle scuole superiori in Florida) quando ha semplicemente risposto ad un suo alunno scettico sulle possibilità della scienza di spiegare, anzi “interrogare” il mondo e la vita, “Io non voglio che tu creda alla scienza. Desidero che tu la capisca“.

Beh, sarebbe bello se chi è da una parte della cattedra cercasse di mettersi anche dall’altra, prima di dar fiato ai ricordi di crudelissimi insegnanti del Sud intenti a cicalare in cattivo italiano prendendosela con i malcapitati figli degli operosissimi imprenditori del Nord – hanno mai chiesto, questi imprenditori, ai loro figli, se a loro i prof del Sud piacevano o meno? E in fondo, si tratta solo di “piacere” a qualcuno?

A formare una persona solo col “piacere”, si indebolisce la popolazione – niente aria nuova, niente contatti diversi – e a dirla tutta, le popolazioni si estinguono

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Non è sdegno


A non poter leggere le edizioni locali dei quotidiani nazionali, forse si fa l’abitudine: certe notizie non hanno luogo o tempo quanto uno lecitamente si potrebbe aspettare – lo sanno i giornalisti, ed è nell’ordine delle cose.

Allora se a La Spezia ieri sera una quattordicenne decide di spararsi al cuore nella sua stanza, ciò può rimanere fatto (cinicamente) locale, chissà con quanta eco più tardi (adesso sono le nove del mattino, dodici ore dopo il suicidio) su Internet e televisione e quotidiani. Un suicidio estivo, con un tocco di romanticismo per la pistolettata à la Werther o Jacopo Ortis, purtroppo – una storia da consumare vicino a Saakashvili, alle polemiche sull’esultanza di Bolt alle Olimpiadi e al petrolio (che parlicchia, in questi giorni, del resto; e non grida…).

Che poi in Germania o in Inghilterra i suicidi (e gli omicidi) di giovanissimi siano in costante e imperioso aumento, che il Giappone sia tornato stabilmente ai vertici mondiali delle morti volontarie, questo tace, o se vien messo sul tavolo della discussione, si fa fatica a trovare un discorso che non sia “Dobbiamo aiutare i giovani prendendoli per mano“, oppure “Dobbiamo rendere maturi i giovani“.

A me capita di trovare per lavoro giovani dai 14 ai 20/21, a scuola, che abbandonano, si chiudono nell’apatia, risolvono la giornata con la cannabis e divengono sempre più violenti, anche verso di sé. Non posso aiutarli: non li posso prendere per mano, né farli diventare indipendenti e maturi. Si tratta di una pia illusione. Mi trovo lì a cercare di mostrare cosa significhi pensare con lentezza, considerare, paragonare, ponderare, e a sentire le loro paure e le difficoltà – mi trovo con loro e Giacomo Leopardi, o Foscolo, o Petrarca o Montale. A volte si ride (per pienezza di vita): a volte lo sconvolgimento è totale, e arriva il rifiuto (per difesa).

Se arriva una pistolettata (per qualsiasi ragione o sragione essa sia dettata), non si tratta di indignarsi verso sé o verso il mondo: quell’isoletta che si sentiva troppo slegata rispetto all’arcipelago o al Continente, s’è mossa, forse troppo in fretta. La retorica di dopo è una scemenza.

La cravatta di Saakashvili


Cercando ulteriori notizie sulla situazione in Georgia, ne spunta una che dà il segno di quanto sia pretenzioso cercare “informazione” su Internet che non sia comunque legata a fatti frivoli, più spesso semplicemente banali, a volte turpi, se messi a confronto con la gravità del contesto in cui si trovano.

Allora venire a conoscenza del gesto di nervosismo del presidente georgiano Saakashvili (che durante una telefonata ha mordicchiato la propria cravatta, senza peraltro indulgere in particolari manifestazioni di violenza alla Conte Ugolino) da un filmato della BBC – che starà facendo il giro del mondo, ovviamente: a me è capitato sott’occhio su LaRepubblica.it – di certo renderà più sincere ed efficaci le nostre simpatie o antipatie per la Georgia, il Caucaso, le centinaia di migliaia di profughi…

Arrivare ai libri


Da noi in Italia il costo dei libri levita seguendo quello del petrolio, la soluzione più praticata per ristabilire parità di bilancio e distribuzione di ricchezza è quella che tanti governi (di destra, di sinistra, di centro) hanno attuato – tagliare le spese per l’istruzione e la ricerca – e poi capita di leggere un articolo come questo su LeMonde. Sei milioni di euro per il restauro di una preziosissima, bellissima (le immagini parlano chiaro) biblioteca all’interno di un complesso abbaziale di impianto barocco che si trova ad Admont, nella Stiria (Austria): 200000 – duecentomila – volumi, libri antichi, mostre di artisti contemporanei, e altro. Davvero molto altro.

Mi vergogno a pensare due cose: che sei milioni di euro (in fondo) potrebbero sempre essere spesi meglio e per fini più direttamente efficaci (leggi: umanitari); e in seconda battuta, mi vergogno del fatto che si sia arrivati al punto di dover sacrificare il sapere per la sacrosanta necessità di aiutare un uomo.

Non si tratta della banalità di spendere per il “meglio”, ma degli sprechi quotidiani e delle altre scimunitaggini a più lungo termine che scegliamo di privilegiare rispetto all’uomo (sempre e in primo luogo) e poi al sapere: la crassa compiaciutezza con cui spendiamo per ogni specchietto per le allodole che viene da dove soffia il vento, ci sommergerà.

In Georgia


A tanti potrebbe capitare di scambiare ancora la repubblica caucasica della Georgia con il ben più famoso stato della federazione degli Stati Uniti d’America – magari facendo affidamento alla memoria di Via col vento, che proprio lì ambienta buona parte della vicenda.

Rimane solo una guerra a tenere legate le due nazioni, fra l’altro con un ben diverso presente per i georgiani di oggi – che hanno un ben ambiguo rapporto con gli USA…

Adesso non mi interessa fare politica spicciola e triviale: mi piacerebbe farvi ascoltare un canto tradizionale georgiano, che è di una disarmante bellezza, e che rivolge una preghiera al Signore affinchè non abbandoni il popolo del paese e lo difenda nelle difficoltà. Il titolo è “Ghmerto, Ghmerto” (“Signore, Signore“), ed è cantato da uno dei cori maschili più noti e apprezzati della Georgia, Les Voix de Georgie.