Le zanzare e il raffreddore


Sono a Grosseto dall’ultima settimana di agosto. Ho ricevuto un incarico annuale all’Istituto Professionale per il Commercio "Luigi Einaudi", insegnerò (chissà, insegnare, vuol dire "comunicare qualcosa", "suscitare curiosità", "risolvere difficoltà altrui e proprie", "trasmettere un metodo", o forse, niente di tutto questo – "dare un esempio"…"lasciare un segno"… dunque, "insegnare") italiano e storia, ma anche storia dell’arte, a dei ragazzi di tre classi, due terze e una quarta.
Qui pare tutto diverso rispetto a ciò che ho lasciato a casa, a Lentini: sono solo in un bilocale, dove tengo corsi di recupero autogestiti e frequentati da me medesimo, su "Tecniche di stiratura" e "Metodologia di lavaggio capi delicati", oltre che altre discipline della tanto bistrattata "Economia domestica", materia d’antan che invece sarebbe utilissimo studiare nelle scuole di ogni ordine e grado, per usare un’espressione antiquata… Insomma, imparo a tenere le mie tre stanzette in affitto in maniera decente.
Il fatto è che mi manca la mia Signora, i miei genitori, mia nonna, gli amici e le abitudini di qualche settimana fa – mi manca però soprattutto la mia Signora. Non per una classifica o per questioni astratte; ma perchè arrivando a quasi trent’anni e iniziando a lavorare più o meno regolarmente, sento più e più forte il desiderio di creare una famiglia, avere una relazione stabile e costruire il famigerato "futuro" che per i giovani italiani i quotidiani connotano come "lontano" e "incerto". Non lo so. Non so se sia realmente così, incerto e lontano – credo sia presto per dirlo, visto che sono lontano da casa mille chilometri per cercare di renderlo più "vicino", "concreto" e "certo".
Ma le zanzare di Grosseto, con i suoi innumerevoli giardini pubblici, parchi, villette, aiuole, siepi, boschi, zone verdi… Le zanzare sono le più micidiali che abbia mai visto.
Ci saranno di sicuro posti dove questi volatili aggressivi sono ancor più famelici di qui (mi dicono sia così in provincia di Alessandria; ma penso che ovviamente ognuno ci tenga a far sapere agli altri che per certe cose non lo batte nessuno – può servire da deterrente nel caso vi siano invasioni in massa di lavoratori, come me, emigranti da altre lande del mondo…), ma non credo di averne mai viste di simili e di così piene di sangue (mio). Sono pieno di ponfi.
Poi ci si mettono i forti sbalzi di temperatura e l’umidità di questo incantevole posto: il raffreddore è in agguato come una sentinella zelante, o proprio come una zanzara – e io, di domenica e di sabato e per tutti i giorni della settimana da solo nelle mie due stanze con bagno, con la testa svagata e senza avere la possibilità di concentrarmi, lo sento come fosse qualcosa di più, un prodromo dell’autunno e dell’inverno, di più forti solitudini. Forse un invito a fermarmi.
Mi prude il naso, almeno respiro con una narice.
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