La luna nel pozzo, e alla finestra…


"La Luna, così grave e densa, come può star, in cielo?" – così Leonardo da Vinci nei suoi Pensieri.
"Di Talete, sapiente della ricca e nobile città di Mileto, si narra che una sera, attentamente osservando le stelle e ragionando sul moto della Luna, cadde in un pozzo, e fu per questo canzonato da una villana che passava anche lei da quelle parti." – così Diogene Laerzio nelle sue Vite dei Filosofi.
Se non fosse per quella "villana", quella contadina cioè (perchè di "villania" come "cattiva creanza" Diogene non ci parla, ovviamente…), noi conosceremmo ugualmente Talete; ma non ne sapremmo il lato più umano, vagamente bonario e partecipe di quella facies del pensatore che siamo ormai soliti considerare come persona distratta, svagata del mondo e immersa invece anima e soprattutto corpo – è il caso di dirlo – nei propri pensieri.
Onore alla villana, dunque – e onore all’acutezza di Diogene.
Ecco perchè sono in fondo felice di dover cercare di "far uscire la Luna dal pozzo", come recita l’adagio popolare, con i miei ragazzi a scuola: mi ricordano che c’è sempre e comunque un lato umano, dissacrante perchè già dissacrato, dell’insegnare. Un lato che arriva sotto forma della più imbattibile domanda nella categoria "Banalità & Varie", proprio quando si abbassa un po’ la guardia e ci si lascia prendere dal piacere (piacere, dico – non solo sogno, ma sogno euforico) di spiegare, di ragionare, di passeggiare fra i boschi delle narrazioni…"Prof, scusi, che ne pensa di Uomini e Donne?" – oppure la più pretenziosa: "Prof, scusi, appena torna Laura posso andare in bagno?".
Qualcuno invece stasera ha acceso un fanale sulla mia finestra.
Tondo e niveo, inimmaginabile.
La Luna. Piena.
Dove sia stata le altre sere non so – il fatto è che potrei benissimo non saperlo, e scoprire come Ciaula cosa sia la Luna questa sera, soltanto adesso dopo alcuni anni di frenetiche osservazioni, assieme a qualche umbratile costellazione ("Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea…").
Pensare che anche qui Talete si sarebbe perso, di sicuro; e sapere che Ciaula è il Talete all’incontrario, un filosofo platonico che esce dalla caverna, e forse, prima ancora che filosofo, un hanif, un "giusto credente" che scopre, felicemente, il pegno del suo credere.
Spero mi serva, fra le pareti delle mie classi.
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Pèlerinage


"Primo giorno di scuola.
Il Maestro è entrato con aria burbera in classe e ci ha guardati tutti con durezza, rimanendo in silenzio per un minuto lunghissimo. Io sono seduto al terzo banco, nella fila centrale; e sono nella zona più pulita e tranquilla della classe; dietro invece, c’è Franti, il figlio del fabbro, che si mangia le unghie anche se ha le mani sempre sporche – il Maestro lo guarda severamente, ma non saprei dire con quanta severità in meno osservi tutta la classe…
"
Niente da fare: il libro "Cuore" ha sempre un suo fascino misterioso – Umberto Eco in un capitolo del suo "Diario Minimo" spiegò che è la miscela di paternalismo e buonismo cattolico filosavoiardo a rendere il romanzo seducente… Beh, di certo per chi va ancora a scuola (davanti o dietro la cattedra), "Cuore" ha anche altre sorprese che l’educazione dei piccoli italiani di fine Ottocento – specie se lo si ripercorre a memoria, dunque col filtro degli anni.
Oggi è stato il mio primo giorno di scuola.
Sono entusiasmato e spaventato – credo sia normale, e spero in bene.
Di certo non so bene chi sia stato più spaventato fra me e i ragazzi delle mie classi – ho già preso l’insana abitudine di dire "i miei ragazzi", "le mie classi": mi manca solo "la mia scuola" nel campionario, e sarò in tutto ampiamente massificato – forse è un antidoto al timore, che il mio cervello subconscio conosce meglio delle mie strategie razionali per gestire le emozioni, chissà…
Ho iniziato il pèlerinage, e mi sto riproponendo di leggere "Wilhelm Meister", ovviamente senza la conclusione funesta che l’ha reso famoso…

Le zanzare e il raffreddore


Sono a Grosseto dall’ultima settimana di agosto. Ho ricevuto un incarico annuale all’Istituto Professionale per il Commercio "Luigi Einaudi", insegnerò (chissà, insegnare, vuol dire "comunicare qualcosa", "suscitare curiosità", "risolvere difficoltà altrui e proprie", "trasmettere un metodo", o forse, niente di tutto questo – "dare un esempio"…"lasciare un segno"… dunque, "insegnare") italiano e storia, ma anche storia dell’arte, a dei ragazzi di tre classi, due terze e una quarta.
Qui pare tutto diverso rispetto a ciò che ho lasciato a casa, a Lentini: sono solo in un bilocale, dove tengo corsi di recupero autogestiti e frequentati da me medesimo, su "Tecniche di stiratura" e "Metodologia di lavaggio capi delicati", oltre che altre discipline della tanto bistrattata "Economia domestica", materia d’antan che invece sarebbe utilissimo studiare nelle scuole di ogni ordine e grado, per usare un’espressione antiquata… Insomma, imparo a tenere le mie tre stanzette in affitto in maniera decente.
Il fatto è che mi manca la mia Signora, i miei genitori, mia nonna, gli amici e le abitudini di qualche settimana fa – mi manca però soprattutto la mia Signora. Non per una classifica o per questioni astratte; ma perchè arrivando a quasi trent’anni e iniziando a lavorare più o meno regolarmente, sento più e più forte il desiderio di creare una famiglia, avere una relazione stabile e costruire il famigerato "futuro" che per i giovani italiani i quotidiani connotano come "lontano" e "incerto". Non lo so. Non so se sia realmente così, incerto e lontano – credo sia presto per dirlo, visto che sono lontano da casa mille chilometri per cercare di renderlo più "vicino", "concreto" e "certo".
Ma le zanzare di Grosseto, con i suoi innumerevoli giardini pubblici, parchi, villette, aiuole, siepi, boschi, zone verdi… Le zanzare sono le più micidiali che abbia mai visto.
Ci saranno di sicuro posti dove questi volatili aggressivi sono ancor più famelici di qui (mi dicono sia così in provincia di Alessandria; ma penso che ovviamente ognuno ci tenga a far sapere agli altri che per certe cose non lo batte nessuno – può servire da deterrente nel caso vi siano invasioni in massa di lavoratori, come me, emigranti da altre lande del mondo…), ma non credo di averne mai viste di simili e di così piene di sangue (mio). Sono pieno di ponfi.
Poi ci si mettono i forti sbalzi di temperatura e l’umidità di questo incantevole posto: il raffreddore è in agguato come una sentinella zelante, o proprio come una zanzara – e io, di domenica e di sabato e per tutti i giorni della settimana da solo nelle mie due stanze con bagno, con la testa svagata e senza avere la possibilità di concentrarmi, lo sento come fosse qualcosa di più, un prodromo dell’autunno e dell’inverno, di più forti solitudini. Forse un invito a fermarmi.
Mi prude il naso, almeno respiro con una narice.