Improvvisi per Polpastrello Ben Temperato – La ragazza del panettiere


La ragazza
del panettiere arriva la mattina verso le undici, mezzogiorno, e suona il
clacson del suo scooter con amorosità e gentilezza. Poi suona al citofono,
perché sa che non l’hanno sentita. “Nonna!” – chiama ‘nonna’ la nonna del
panettiere, il suo ragazzo, con la naturalezza di una vera nipote… La nonna
deve ancora capire chi è – “Chi è?”, dal balcone al secondo piano. “Nonna! Iu
sugnu! Ciao!” “Ciau gioia! Voi ca ti ghiamu ***?” “No, Nonna, grazzii …” “Aspetta
ca tu ghiamu!…” “No, Nonna, veramenti: avanti, mi ni sta’iennu, va bbeni?” “Va
bbeni. Ma sicura can nun bboi ca tu ghiamu? È ca sta dummennu … Aspetta …” “No,
Nonna: passu cchiù taddu, va bbeni?… Ciau!”.

***
qualche minuto prima ha parlato grossamente con dei suoi amici, raccontando
dell’altro giorno quando al supermercato o in un centro commerciale – le risa
sorpassano spesso il dialetto smozzicato dentro i mozziconi delle sigarette (e
dire che il padre e la madre hanno smesso, e il padre stava per morirci, di
fumo e tumore) – le scarpe sono passate indenni dalla cassa, mentre la lattina
di CocaCola no … Chissà se dopo il clacson e la nonna e la ragazza *** dormiva
già, o ancora.

Si
sentono grida della nonna verso il primo piano, da dentro le stanze e le scale – “***!” “******!” “*** – ******!”; poi le
grida passano alla mamma del panettiere, panettiera anche lei come il marito
sopravvissuto al fumo e al tumore – anche lei dorme, forse meritatamente.

***
tace, sua madre tace. La nonna si è zittita.

La ragazza,
quando ripassa, non suona. Schiaccia il bottone del citofono e vede spuntare la
nonna; poi aspetta in silenzio, lo scooter spento. Io sistemo la macchina in
garage, la guardo negli occhi e vedo che aspetta con un po’ di qualcosa che non
posso definire. Mi ritiro e ancora *** non è sceso, né apparso al balcone. Non si
sente nemmeno la nonna.