Un buco al CERN


Chissà quanti hanno iniziato a tremare sulla sedia alla notizia che un gruppo di informatici greci, il Greek Security Team (GST), è riuscito a violare uno dei computer del CERN di Ginevra, segnalando “scherzosamente” agli addetti con la sostituzione di una home page personalizzata sul sito del Centro Europeo di Ricerca Nucleare che i loro computer avevano un buco

In questi giorni e nelle scorse settimane alcune voci si erano levate preoccupate di un possibile esito catastrofico dell’esperimento di fisica delle particelle che è iniziato da pochissimi giorni lungo l’anello dell’LHC (Large Hadron Collider, che tradotto sarebbe “Anello di collisione di Grandi Dimensioni per Adroni”, che sono le particelle pesanti dell’atomo, i protoni in primo luogo), addirittura la creazione di un buco nero…

A sentire quel che riporta l’articolo di LaRepubblica online a questa pagina, gli hacker greci sarebbero riusciti  quasi ad “impossessarsi” di uno dei magneti che controllano le traiettorie e le relative misurazioni sulle particelle che ruotano nell’anello; in questo articolo del Times online invece le capacità offensive del gruppo di informatici intrusi sarebbero in realtà più ridimensionate…

Niente buco nero dunque, e a quanto pare subito riparato il buco informatico – la fine risucchiante di Ginevra e del mondo attende il bosone di Higgs e le informazioni che ne verranno

Una risposta a “Un buco al CERN

  1. Pingback: Nuovo stop al CERN: i magneti e il GST « Tommaso Cimino

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